Sarah Galmuzzi

SARAH GALMUZZI/

Nasce a Napoli una rispettabilissima manciata di anni fa e dopo un tedioso percorso di studi capisce che l’unica cosa che le interessa veramente fare, non foss’altro che non le richiede alcuno sforzo, è scrivere.

E quindi scrive, più o meno sempre, più o meno ovunque, più o meno di qualunque cosa: arte, politica, economia, costume, food, moda, cinema, nulla riesce a fermarla, neanche il disagio di non conoscere minimamente l’argomento da trattare.


 

Tra un pezzo e l’altro riesce a prendere una laurea in storia dell’arte, curare mostre e allestimenti per uno dei più importanti musei cittadini, portare a casa l’inutile tesserino da giornalista, fare una mezza dozzina di traslochi, una figlia ipercrinita, mettere a punto la ricetta dei biscotti più buoni della storia, ridere e prendersi molto poco sul serio.

Oro olimpico nel giramento di frittata, nella vita privata così come in quella professionale non pratica il pudore. Morbida fuori e croccante dentro ha un solo rimpianto: non essere riuscita a fare anche l’architetto. Ma, direbbe qualcuno, la vita è un fatto lungo.


 

Per Babel, oltre che instancabile cuoca dei biscotti di cui sopra, è editor e ufficio stampa.

«La mia vita in un proverbio? Dicette ‘o ciciniello: pur’io so’ pesce».